"...una stagione dell'esistenza, un patrimonio collettivo da ripercorrere, un ricordo depositato"


questo è un luogo dove si raccolgono le sensazioni suscitate dai dischi, dalla loro ricerca, al loro possesso, ai ricordi che evocano

non vogliamo parlare dei dischi, ma delle emozioni che ci hanno dato

sabato 30 dicembre 2006

STROKES

ROOM ON FIRE (2003, RCA)
13-12-2003
Mattina.
Casa - ascolto per la prima volta il secondo disco dei newyorkesi The Strokes. La mia attenzione non è altissima, sono prevenuto dall'esperienza dell'anonimo concerto tenuto pochi mesi prima.
Mezzogiorno
Casa dei miei - Apollo non c'è più.
Sera
Campo vicino al ruscello - seppellisco Apollo.

Non ho più ascoltato quel disco.
CIAO AMICO MIO

(Hobbik)

SONICS

THE SONICS BOOM (ETIQUETTE1965)
VORREI AVER AVUTO 20 ANNI NEGLI ANNI 60 PER SCOPRIRLI
VORREI AVERE 20 ANNI OGGI PER RISCOPRIRLI
VORREI AVER AVUTO 20 ANNI NEGLI ANNI 80 PER......::.

SE HAI IL R'N'R NEL SANGUE NON HAI ALTRO POSTO DOVE CERCARE,
LA VOCE DEL CANTANTE CHITTARRISTA GERRY ROSLIE E' CARTA VETRATA DENTRO LO STOMACO.
PRIMITIVI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
IERI ERA OGGI,OGGI E' GIA' DOMANI.
(Hobbik)

BEASTS OF BOURBON

From the belly of the beasts
Live 91/92 and shit we didn't put out the first time
(1993 RedEye/Polydor)
Mi hanno detto: non essere descrittivo, fai qualche cosa di pancia!
Prima mi sono chiesto se dovevo andare in bagno.(visto? non ho scritto cagare, scorreggiare, merda, etc.)(per fortuna non c'è censura)
Poi mi sono venuti in mente loro, con un titolo del genere di certo non si può sbagliare, dice già tutto.
Si dice che Robert Johnson avesse fatto un patto con il diavolo, mi chiedo con chi possano averlo fatto Perkins e soci.
Mi facevano sentire da dio; l' accoppiata Tex Perkins voce e Kim Salmon chittarra era per me oltre ogni altra coppia passata o futura e
non solo del rock.
Il concerto al Bloom fu fantastico, aveva il pregio di essere contemporaneo a qualsiasi momento storico del rock;
non credo di poter dire altro, sarebbero solo parole superflue e ripetitive come le precedenti,
Mi dispiace per chi non c'era!

P.S.
Io odio i "dischi" dal vivo
(Hobbik)

venerdì 29 dicembre 2006

CONCERTI: Cramps

The Cramps al Rolling Stones (Milano), 1984
Solo due cose: una ragazza vestita di veli (1) che suona la chitarra(2).
Poison Ivy e la Gretsch.
Poison Ivy non è bellissima, non lo è mai stata, ma è un'icona.
La Gretsch non è la migliore chitarra in circolazione, ma è sensuale.
Un'erezione durata un intero concerto.
(Nello Baffetti)

DAVID BOWIE

Scary Monsters (1980, Rca)
Bentornato a casa!
Va be', sono stato un po' via, mi sono concesso il lusso di una trilogia berlinese, mi sono goduto sperimentazioni di sicuro successo, ho giocato un po' con la musica, ma adesso voglio tornare a casa.
"Chi c'è che suona bene in giro?" chiedo.
Manzanera? Troppo Roxy Music (ricordate Brian Eno?), meglio Robert Fripp. E poi anche Pete Townsend, poi c'è quel pianista di Springsteen, Roy Bittan... e tanti altri bei nomi.
OK. Ci faccio un disco e sfondo le charts! Memo: ricordarsi di fare una cover di Tom Verlaine.

Dubito che sia andata così, ma è quello che mi viene in mente pensando al "ritorno in patria" del duca bianco.
Difficile parlare di Bowie.
Difficile anche perchè di lui, tutto è già stato detto.
Personalmente ho sempre cercato di trattenere le emozioni ascoltando i suoi album, non perchè non ne dia, anzi tuttaltro, ma più semplicemente perchè sono un po' prevenuto verso questo artista che, pur grandissimo, mi ha sempre evocato immagini di personaggio "ragionato", attento al consenso, sornione, rock star intoccabile.
Per questo motivo l'ascolto di Bowie è di tipo "razionale" con alcune concessioni all'emotività, ma mai troppe.
Ma anche così, ha fatto diversi dischi che non dimenticherò mai.
Non li citerò, non ne parlerò qui, ma si sappia che la lucida longevità di questo artista gli ha permesso di "colorare" di perle il percorso musicale degli ultimi 40 anni.
La storia va vista da lontano, accettando la "distorsione temporale" negli eventi, e se guardo indietro, vedo almeno un suo capolavoro per ogni decennio. Provateci voi!
Per farla breve, il ragazzo in questione è una pietra miliare nella storia del rock; ha sempre avuto qualcosa di importante da dire ogni volta che il rock voltava pagina.
E' stato precursore, sperimentatore, transformer, riferimento fondamentale. A pensarci bene credo che Bowie sia sempre esistito.
Scary Monsters è un disco di piccole perle, musicisti ispirati quanto diversi, suoni coraggiosi, rock al rock e cenere alla cenere.
Il pezzo più bello? It's no game. Il più toccante? Kingdom come. Il più coraggioso? Fashion. La chitarra indimenticabile? Teenage wildlife. L'apologia dei suoni? Scary Monsters.
Devo continuare?
(Nello Baffetti)

giovedì 28 dicembre 2006

CONCERTI: Shelter

Shelter - 1990, Sforzesca di Vigevano
La prendo un po’ lunga.Nell’estate del 90 (per avere un aggancio temporale è l’anno in cui Zenga con un tempismo interista ci estromette dalla finale) io ed altri tre ragazzi decidiamo per una vacanza in Venezuela; primo viaggio intercontinentale, prima volta in aereo, prima volta un casino di cose. Dei tre ne conosco uno bene, l’altro superficialmente il terzo lo conosco in aeroporto; ovviamente egli è il fulcro della storia.Anni bui, British invasion, disco italiana, niente di cui rallegrarsi, ma ecco che Fabio detto Ciucci se ne va a spasso per Caracas con magliette che oggi varrebbero un indagine del antiterrorismo… capisco che c’è qualcosa a me totalmente sconosciuto, poderoso, incazzato, e straordinariamente settario!“..che cazzo di maglietta hai…un fulmine sulla casa bianca? Enorme!...chi cazzo sono i Bad Brains?...Croce con divieto, Bad Religion…un piatto coltello e forchette…Forknife All….no, giuro non posso crederci…Gorilla Biscuits???..COSA STA SUCCEDENDO???”Comincio così, tanto si può smettere, Walkman, ritmi di batteria impazziti ma di una precisione sontuosa, cori maestosi, pathos, messaggi, PURA FURIA!Entro dentro a cannone, compro CD (niente vinile, puristi tirosi), guido e urlo “she’s my ex” finchè non vedo Ciucci con la maglietta che va oltre tutto….Shelter…Cos’è? Krishna-core! Eh? Si, Hard-core con testi Hare-Krishna.Noooooooo…..Dammi tutto.Il mese successivo dalla scoperta di questa cosa di cui mi era assolutamente impossibile neanche sospettare l’esistenza sono alla Sforzesca, centro Sociale vicino a Vigevano dove suonano gli Shelter….Ciucci mi dice “hai volato via il 77”. Ovviamente maglietta con l’immagine del Signore dell’universo(Sri…qualcosa), Buffet Krishna vegetariano con dolcetti al cocco (cioè un buffet ad un concerto, tutto vegetariano…avanti anni luce), fauna da bar di Star wars; e via furia assoluta…torsi nudi, sudore, testa pelle, pogo estremo ma corretto, lancio dal palco (anch’io, incredibile..) e Ray Cappo che urla In defense of reality, plagiatore sacerdote che rende assolutamente credibile il Krishna, il messaggio è lineare, just like a paint without a painter…absourdity! No! I don’t wont to runaway..I want to embrace reality!!!!Fine concerto gli Shelter restano lì! Non se ne vanno! Sono troppo credibili nel loro messaggio!Ovviamente ho la foto con Ray Cappo che mi saluta con inchino e mani giunte….Altro pianeta. (Tetokawa)

CONCERTI: Jeff Buckley

Jeff Buckley a Cesena, Vidia Club, 17/2/1995
Sono ormai passati più di dieci anni dal giorno di quel concerto e nonostante la mia memoria di pesce rosso lo ricordo ancora.“Pronto, Toni, ho sentito alla radio che questa sera suona Jeff Buckley a Cesena. Andiamo?”“Ma tu sei pazzo, ci vogliono più di tre ore, sai che mi devo organizzare per tempo, non puoidirmelo il giorno stesso poi questa sera vado al cinema con la Vale. Chiama Aurelio magari lui viene.”“Ciao Au come va?” “Ma si, benino” “Vieni a Cesena a vedere Jeff Buckley questa sera?”“Non posso. Oggi ho il giro lungo, finisco di lavorare tardi.”“OK, ciao, ci sentiamo Sabato.”In quel periodo ‘Grace’ era spesso presente nel caricatore cd della mia auto e quel giorno lo era.Mi ha accompagnato per tutto il viaggio. La 2 ‘Grace’ e poi la 3 ‘Last Goodbye’, poi la 7 la mia preferita, poi ancora la 3 e la 1 a ricominciare. Pensavo alla faccia di Gomma quando per la prima volta lo aveva ascoltato e alla mia soddisfazione di averglielo fatto conoscere. Ricordo il freddo di quel giorno, la piadina che ho mangiato prima di entrare nel locale e la delusione del biglietto di ingresso tipo cinema, rosa con la scritta “posto unico”. Ricordo di essere entrato ancora incravattato da ufficio ma con in mano Rockerilla per non sembrare uno capitato lì per caso, la birra senza schiuma e la mia postazione d’ascolto stranamente non alla destra del mixer. Forse perché sapevo che nel classico punto di incontro degli amici quella sera ci sarei stato comunque solo io.Mi ricordo di lui e della band, gli scarponi neri e la maglietta bianca con scollo a ‘V’, la Telecaster e la tranquillità del tecnico del suono e poi l’emozione inspiegabile e la magia del concerto. In quel momento avrei voluto dire a qualcuno della sua voce o della bravura del batterista e tante altre cose che invece ho solo pensato.Ma in fondo è così che doveva andare.(X)

venerdì 22 dicembre 2006

MOOD SIX

The Difference Is... (1985, Psycho Records)

Le "feste in baracca" sono durate per tutti gli anni ottanta.
Le prime erano ristrette a quei 20/30 amici che volevano trovarsi con la scusa di mangiare qualcosa assieme.
Le ultime erano happenings totali, psichedelici "hollywood party" per 100/200 persone.
Tutte avevano un grosso problema: chi si ferma a pulire?
Succedeva nelle prime che il "pulire" si limitava per lo più a lavare i piatti.Anche questo, comunque era un problema.
Ma Paolo non aveva paura, aveva solo poca voglia: dopo tanto parlare, cantare, ballare, bere, forse-trombare, non se la sentiva di mettersi lì a lavare il lerciume dei resti di polenta con chissà quale improbabile abbinamento.
Tony, amico di Paolo da sempre, compagni di banco ai tempi dell'Itis, dopo aver spiegato come sempre "ma dai lo sapete che se c'è una cosa che odio è lavare i piatti" decide spontaneamente, forse preso da compassione, di aiutare Paolo, con tutti gli altri affaccendati sui vari divani a pensare, riposare, parlare, forse-trombare.
Cosa fa? Con gli occhi socchiusi, ciondolando sulle gambe ed ondeggiando il dito indice si avvicina a Paolo-lavante "and the rain falls on Mary, the rain falls on Mary. oh the rain falls..." inizia a cantargli direttamente sulla faccia.
Il lavante sfodera improvvisamente un sorriso ipocondriaco, inebetito ma compiacente ed inizia a cantare anche lui, sulla faccia di Tony.
I piatti sporchi circa una trentina e le pentole, luride ed incrostate come solo poche volte, erano più del solito; il piano della cucina faceva veramente schifo.
Quella sera Paolo ha lavato tutto e Toni gli ha cantato TUTTO l'album dei Mood Six. In faccia.
Leggenda? Distorsione dei ricordi? No. E' tutto vero.
Chi non stava forse-trombando non lo dimenticherà mai più!

P.S. dopo i Mood Six ha intonato qualcosina degli Hoodoo Gurus, ma il lavante aveva già asciugato tutto.
(Nello Baffetti)

giovedì 21 dicembre 2006

RAGE AGAINST THE MACHINE

Rage Against The Machine (1992)

Dustin Hoffman ne "Il Maratoneta".
Sta per essere torturato con un trapano da dentista dal suo aguzzino. Hai sperato che la scena sfumasse e sopisse l'orrore? O forse hai divorato anche tu quel dolore insopportabile in attesa che l'inevitabile resa dei conti hollywoodiana ti regalasse l'occasione per gridarlo, vomitarlo, mille volte amplificato dall'innocenza di chi è mite e vittima, in faccia al criminale nazista?Ci sono urla che spalancano le finestre di colpo strappandoci le coperte di dosso in pieno inverno. Vietato raggomitolarsi, la mamma non esiste, il caffè neppure, e questa non è un'esercitazione. Ci sono parole banalizzate, noiose, svuotate da un uso architettatamente inflazionato: Etica, Giustizia, Diritti, Princìpii. Ma urla e parole che eruttate dalla bocca di alcuni risultano - assurdamente - credibili. Cuccioli forti e dai denti acuminati, pronti ad azzannare la menzogna strappandole la carne, scoprendo porcherie tacitate, abominii occultati, morti polverose e sconosciute, e altri mille derivati dell'avidità umana in colletto bianco, che cerca di coprire con qualche fragranza esotica (pecunia non olet) il suo letame. Non potrete farla franca per sempre, vogliamo giustizia e non smetteremo di cercarla.Non è l'analisi tecnica di questo DISCO che spiega perchè bisogna averlo: non bastano l'impatto d'insieme, il rap imbastardito, meticcio di De La Rocha, la ritmica dura come un muro di pietra, le originali e lucidamente disturbanti chitarre di Tom Morello a renderlo necessario. E' un DISCO che ti schiaccia in faccia, ti impedisce di chiudere gli occhi, ti piazza una sveglia nella coscienza, ti mette spalle al muro. E' - dovrebbe essere - un libro di testo per le scuole. E' uno squarcio nel pensiero narcotico-corazzato dominante. E' un invito alla consapevolezza, a non fidarsi troppo delle compilation altrui ma a farsele da soli, a stare attenti al "fuori onda", che spesso sotto la crosta il pane che ci danno è ammuffito.Qualcuno liquiderà il tutto come ingenua retorica dei poveri, ed userà la stessa condiscendenza snob, lo scherno riservato ai peones che pensano di tirar la testa fuori dal formicaio. Qualcuno sentirà la propria pancia entrare in risonanza con la rabbia torrenziale di queste 10 "canzoni", inestinguibile perchè alimentata dai soprusi umani apparentemente eterni, mai per questo rassegnata.
Per chi sta per gettare la spugna.
Palle, in una realtà eunuca. (La Roma)

mercoledì 20 dicembre 2006

EMERSON LAKE & PALMER

Emerson Lake & Palmer (1970)

Primo disco ascoltato.
Ragazzini, matricole alle scuole medie, ancora con metà testa nella mamma e metà nel gioco.
Si entra nell'unico negozio di dischi del paese e si chiede di ascoltare un disco che colpisce per la copertina. Nel frattempo, con la bocca piena di focaccia, si passano in rassegna i dischi esposti, come a scoprire un mondo sconosciuto. E ti senti un po' più grande.
"Lucky Man" chiude l'album e nella mente sorge un primo pensiero.
Il giorno seguente prendo il compagno di banco e quello di giochi e decido: dobbiamo suonare insieme: si, impariamo e poi, tra un anno formiamo un gruppo; (ancora il nome non l'ho pensato, ma ci vuole proprio?).
E' passato del tempo, tanto tempo, e questo album è ormai lontano, sbiadito, ma lo ricordo sempre.
E il gruppo... non lo abbiamo mai formato.
Ma io ho imparato a suonare "Lucky Man".
(Nello Baffetti)